Corriere della Sera - 12/06/2004
Festa per la Casina ritrovata

Mercoledì l’inaugurazione ufficiale dopo otto anni di chiusura e 23 mesi di restauri
Riapre la Valadier: con Veltroni, Montezemolo, monsignor Andreatta
di Lilli Garrone
Babà salati e pesci croccanti con l’aperitivo. E per cena trofiette alla senape o roast-beef al pepe e timo. Ma il vero trionfo sarà al dessert, quando con i semifreddi al lampone e cocco o alla mousse di pistacchio, è attesa la sorpresa: una grande torta dalla forma di sei colonne, <<logo>> della rinnovata Casina Valadier. Sono passati otto anni dalla chiusura e, nonostante lo sprint finale, ci sono voluti quasi due anni (23 mesi) per i restauri. Ma il grande momento è arrivato: mercoledì 16 giugno, nel tardo pomeriggio, si aprono di nuovo i cancelli e saloni del gioiello del Pincio. A tagliare il nastro sarà alle 20,30 il sindaco Walter Veltroni e subito dopo la cena, per circa mille persone, cinquecento <<coppie>>, come recitano gli inviti. Che sono stati spediti con un criterio di scelta rigorosamente romano, pochi volti da rotocalco, un po’ di politica, molti professionisti o industriali. E’ atteso, ad esempio, il presidente della Confindustria, Luca di Montezemolo, il cui figlio Matteo fa parte della cordata <<La Grande Cucina>> che gestisce la rinnovata Casina. Ci saranno-è ovvio- gli altri soci, come Carlo Caracciolo, Vittorio Ripa di Meana, Carlo Perrone e Giovanni Malagò. Sono attesi Luigi Abete e Chicco Testa, Matteo Arpe e Paolo Bulgari, Marco De Benedetti e Susanna Agnelli. Hanno confermato la loro presenza anche Monsignor Liberio Andreatta e Giuseppe Ciarrapico, colui che ebbe per qualche tempo in gestione la <<vecchia>> Casina Valadier. <<Abbiamo già molte prenotazioni per i prossimi mesi-racconta il neo-direttore Maria Antonietta Pacelli, che da 15 anni si occupa di organizzare ricevimenti, pranzi e cerimonie con grandi successi- soprattutto per compleanni e matrimoni. Ma quel che ci fa più piacere sono i tanti tavoli riservati da piccoli gruppi che vogliono tornare a cena con gli stessi amici con cui venivano qui, anche trent’anni fa>>. Per i banchetti più importanti vi sarà il Salone Impero, dai rinnovati decori di Federico Forquet; per quelli più suggestivi le quattro salette all’ultimo piano (che possono anche essere riservate in blocco) che contengono ognuna comodamente dodici persone e che hanno il nome a seconda del panorama: Quirinale, San Pietro, Villa Borghese o Villa Medici. Si parte e fino ad ottobre non vi sarà il giorno di riposo settimanale, poi nel giorno di chiusura sarà possibile riservare tutto l’edificio: le mega-feste esclusive ritorneranno sul Pincio.
Il piacere del gusto, il fastidio dei rumori
di Luca Zanini
Sulla terrazza che guarda Roma, sotto il colonnato rimesso a nuovo, si cena all’aperto con un panorama mozzafiato. Eppure, dopo la prima impressione per la veduta ritrovata in quello che è forse il ristorante meglio locato della Capitale, i sensi vengono attratti da altro soggetto: i piatti dello chef Antonio Sciullo – quarantacinquenne abruzzese che conquistò 2 stelle Michelin quando guidava le cucine del Lord Byron – sono capaci di far dimenticare perfino il Cupolone illuminato. Alla cena per enogastronomi di mercoledì scorso - <<anteprima>> della Casina riconquistata ai gourmet -, lo chef ha fatto sfoggio di quella che sarà la grande cucina della Valadier: sobria, legata alla tradizione e al territorio, con rara abilità tecnica e dosato intervento creativo. Insomma: piatti che non ammiccano alla moda e nulla o quasi concedono alle suggestioni orientali (se si eccettua un’anatra con zenzero e frutta grigliata). Sciullo punta con decisione sulle materie prime di alta qualità. Accompagnate da vini che Antonio Ciminelli, sommelier di ventennale esperienza, ha scelto uno per uno, con un principio guida:<< Si può bere bene anche spendendo poco-spiega-. Oltre le grandi etichette che avremo comunque come presenze-cameo, in lista ci saranno proposte dai 2 a 6 euro a calice, con tanti vini in mescita a rotazione, per avvicinare i giovani ai corretti abbinamenti>>. Perfetto, ad esempio, il Poggio Argentato di Fattoria Le Pupille di Magliano (Traminer e Sauvignon) sulla scapece di spada con zucchine in lieve agrodolce. Ben accompagnati dal Grappoli di Grillo di Marco De Bartoli, i <<fricelli>> (strozzapreti) allo zafferano con straccetti d’anatra e porcini. Nel menu che gli ospiti troveranno alla Casina (cena sui 50 euro vini esclusi, pranzo a 25) ci saranno sempre 6-7 antipasti, altrettanti primi e una decina fra secondi di terra e mare e piatti dalla griglia. Una carta a parte meritano i dolci di Sciullo (che iniziò la carriera proprio in pasticceria), come il babà al limoncello d’Amalfi con ananas al rosmarino. Peccato che, se nell’estasi delle papille vi siete scordati il panorama, non altrettanto riuscirete a fare quando, a metà cena, inizierà l’inquinamento acustico (<<Un problema di cui ci stiamo occupando>> assicurano alla Valadier): auto, moto che sgommano, stereo <<a palla>>, folle di giovani allo struscio e aspiranti piloti che volentieri rilancerebbero le corse giù dal Pincio. Il caos. Tra fraseggi coloriti e tanta allegria, finchè non scatta- accade talvolta- la rissa. La Casina riapre con una cucina grande ma dai prezzi accessibili, per un pubblico raffinato. Perché non chiudere il Pincio al traffico, la sera?